Clavicembalo

Il Clavicembalo, storia ed organologia: tre secoli di costruzione del clavicembalo in Europa. Esempi sonori di clavicembali, spinette e clavicordi

Italienisches Cembalo

Il CLAVICEMBALO è nato in Italia o nelle Fiandre verso la fine del XV secolo, derivato presumibilmente dal salterio.

Clavicembali William Horn

Si tratta di uno strumento a tastiera, a corde pizzicate.

I plettri per pizzicare le corde, erano realizzati in origine con penne di uccello, oggi con materiale plastico (Delrin).

I plettri sono montati su un’ asticciola chiamata Salterello.

Il nome si riferisce al movimento verticale che il salterello compie nel registro quando viene alzato dal tasto.

Il nome in italiano antico era Arpicordo (che si ritrova nell’inglese Harpsichord), e descrive efficacemente la natura dello strumento, in pratica un’ Arpa con una Tastiera.

Il nome Clavicembalo viene invece dall’unione del termine Cymbalum, idiofono metallico con un suono metallico scintillante (che richiama in qualche modo il timbro del clavicembalo) e dal nome Clavis cioè chiave, a cui assomiglia la forma del tasto DO.

Clavicembali William Horn

Ad ogni tasto può corrispondere una corda (ovvero un registro) o più, che possono essere all’unisono fra di loro (cioè all’altezza di 8’ – secondo una terminologia derivata dall’organo) o all’ottava acuta (cioè di 4’).

Eccezionalmente nell’area germanica sono stati costruiti alcuni strumenti dotati del registro all’ottava grave (cioè di 16’).

Il clavicembalo solitamente possiede una tastiera, ma soprattutto nel XVIII secolo, appaiono strumenti a due tastiere. Le due tastiere si differenziano fra di loro timbricamente, e possono essere accoppiate con un dispositivo meccanico.

Clavicembali William Horn

L’ estensione della tastiera segue le esigenze del repertorio del tempo: nel XVI secolo è di circa quattro ottave (con la prima ottava composta da sole 8 note, cosiddetta “corta”), per arrivare a cinque ottave complete nel XVIII secolo, che per molti è da considerare l’età d’oro del clavicembalo (definito dal filosofo Voltaire “il Re degli strumenti musicali”).

Nella seconda metà del XVIII secolo, il clavicembalo subisce la concorrenza del Fortepiano, dalla quale uscirà apparentemente sconfitto a causa dei mutati gusti estetici dell’epoca.

Clavicembali William Horn

Sull’onda della riscoperta del repertorio di J.S.Bach verrà riabilitato nel XX secolo, ad opera di famosi interpreti come Wanda Landowska.

Clavicembalo William Horn

Gli strumenti prodotti in questo periodo storico, (ancora minimamente presenti ai giorni nostri) sono però realizzati con tecniche e materiali mutuati dalla costruzione del pianoforte, con una resa timbrica assolutamente insoddisfacente.

Dopo il 1950, a merito di alcuni pionieri come Frank Hubbard e William Dowd, si è ritornati alla tradizione costruttiva originale, rifacendosi agli strumenti antichi conservati nei Musei e Collezioni, permettendo la realizzazione di copie storiche (ovvero strumenti costruiti con materiali simili agli originali e secondo tecniche costruttive rispettose del risultato tecnico, fonico ed estetico della tradizione antica).


In tre secoli di storia il Clavicembalo, il più diffuso e versatile strumento a tastiera, si è adattato alle varie esigenze musicali di ogni epoca e area geografica di appartenenza.

Nella scelta di uno strumento occorre quindi considerare, oltre che al prezzo e alle dimensioni, per quale tipo di repertorio e di impiego lo si voglia principalmente utilizzare.

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