Il clavicembalo italiano
Il clavicembalo italiano ha conservato pressoché inalterate le proprie caratteristiche durante i secoli. Si tratta di uno strumento dalla struttura leggera e forma slanciata, di estetica limpida e lineare.
Inteso soprattutto come sostegno alla voce e agli strumenti, si caratterizza per un timbro ricco di armonici, con un transitorio rapido e diretto per l’intera estensione.

Il tocco preciso e piuttosto secco produce una vivace articolazione dei suoni. La disposizione tipica degli strumenti italiani è una tastiera, con due registri all’unisono, 8’8′ (negli strumenti anteriori al 1600 il secondo registro è spesso all’ottava, 4′).

L’estensione più comune è C/E (ottava corta) – c3 per strumenti di lunghezza intorno ai due metri, e GG-c3 per strumenti più lunghi.

I cembali italiani possono avere una cassa esterna (levatori) o una falsa cassa (integrali).
I primi sono costruiti con sottili fasce di cipresso, a vantaggio del peso (circa quindici chili) ma con un conseguente aumento di fragilità e instabilità strutturale.
Questi strumenti devono perciò essere conservati in una cassa esterna protettiva (spesso riccamente decorata).
I cembali integrali sono costruiti con una cassa più robusta all’interno della quale vengono applicate fasce decorative e fregi in cipresso, riproducendo l’effetto ottico di due casse separate.

G. Guami, Canzon Francese
William Horn